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Aquileia romana
La città di Aquileia è situata ai limiti
meridionali della pianura friulana, prima che inizi
lampia laguna di Grado ed è, oggi, uno
dei più importanti centri archeologici dellItalia
settentrionale. Ricca di testimonianze che vanno dalla
sua fondazione sotto limpero romano al periodo
paleocristiano, è possibile scoprire, osservando
attentamente le sue numerose opere, gli importanti messaggi
che culture diverse, incrociandosi in questi luoghi,
ci hanno lasciato. Molte erano le missioni attribuite
alla città; dalla salvaguardia e organizzazione
dei confini, allamministrazione sapiente di scambi
commerciali tra lEuropa e il Mediterraneo.
Ufficialmente la sua fondazione avviene nel 181 a.C.
per volontà del senato romano, ma già
prima questa regione era intensamente abitata da popolazioni
di origine celtica e gallica. Intorno al 184 a.C. 12.000
persone provenienti dallarea danubiana occuparono
pacificamente lintera zona vicino al mare, iniziando
a costruirvi una città. Questo avvenimento creò
grave allarmismo nel senato romano e nellanno
181 a.C. Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica
e Caio Flaminio alla guida di tremila fanti con famiglie
al seguito e numerosi cavalli e centurioni fondarono
la colonia latina.
Qui si volle sperimentare una nuova politica economica
ed amministrativa del territorio. La terra non diventava
più elemento per soddisfare i fabbisogni di una
singola famiglia, ma azienda per la coltivazione di
prodotti facili da esportare, quali olio, cereali e,
soprattutto, vino.
Roma capì subito che questa parte dellItalia
vantava numerose caratteristiche per diventare, negli
anni futuri, tra le province più ricche e importanti
di tutto lImpero e in virtù della sua lealtà
politica verso la capitale, nell 89 a.C. Aquileia
venne eletta Municipium.
Per comunicare con lItalia centrale e Roma venne
tracciata la via Annia e la via Emilia; la via Iulia
Augusta puntava verso nord; la via Gemina era diretta
ad est verso Lubiana ed i Balcani; la via Flavia, toccando
Trieste, raggiungeva Pola e la Dalmazia; unaltra
strada raggiungeva Cividale e, attraversate le valli
del Natisone, proseguiva verso nord, ed infine la via
Postumia che arrivava fino a Genova, attraversando la
pianura Padana. Il porto fluviale costruito lungo le
sponde del Natissa cui confluivano, in età romana,
le acque del fiume Torre e Natisone, aveva la banchina
a doppio livello per essere usata da imbarcazioni di
stazza diversa e per contenere il flusso delle maree.
Largo 48 metri e lungo circa 350 era costruito con
grandi blocchi di pietra dIstria squadrati, con
anelli per lormeggio delle navi. Era il più
imponente nelle terre occidentali con rampe di carico
e scarico per le varie merci che venivano depositate
nei magazzini adiacenti.
Aquileia divenne un importante centro di traffici e
scambi tra le regioni danubiane e larea mediterranea.
Arrivavano navi con materiale edilizio come la pietra
dIstria, i marmi dalla Grecia e dallAfrica
settentrionale, la sabbia per la lavorazione del vetro
e poi vino, olio, olive, lana, oro, spezie. Per via
terra giungevano minerali metalliferi, bestiame, legname,
schiavi e ambra grezza proveniente dai giacimenti del
mar Baltico.
La città aveva una forma allungata circondata
da una cerchia di mura. Era suddivisa in quartieri quadrangolari
attraversati da strade perpendicolari tra loro orientate
secondo i punti cardinali.
La vita sociale si raccoglieva nel foro, una grande
piazza lunga 120 metri e larga 56, circondata da portici
e gradini sulla quale si affacciavano il Campidoglio
ed il Tempio dedicato a Giove; una grande Basilica civile
adibita a tribunale era utilizzata, anche, per riunioni
e contrattazioni tra mercanti.
Ad Aquileia soggiornarono diversi imperatori (Giulio
Cesare nel 56 a.C.; Augusto, dal 33 a.C. al 9 d.C.;
Erode il Grande, famoso tetrarca della Giudea, Tiberio,
Marco Aurelio; Quintillo, nel 270 fu qui proclamato
imperatore).
Ad Augusto si deve la divisione dellItalia in
undici regioni; Aquileia, nel 32 a.C. diventa capitale
della X Regio Venetia et Histria, i cui confini
andavano dallIstria fino al fiume Adda e, più
a nord, al Danubio; raggiunse una popolazione di circa
120.000 abitanti al punto di diventare tra le quattro
città più grandi dItalia, dopo Roma,
Milano e Capua.
Veniva esaltata quale Fortezza possente contro
le minacce nord-orientali ed emporio principe dellalto
Adriatico (Erodiano). In questo periodo e per
più di tre secoli Aquileia conobbe pace e prosperità
venendo descritta, dallimperatore bizantino Giustiniano
omnium sub occidente urbium maxima la più
grande tra le città delloccidente.
Nellanno 400 d.C. il senato romano, ma anche
lintera capitale, cominciò a dare i primi
segni di una inevitabile decadenza. Le numerose e continue
lotte politiche ed una crescente abitudine allinezia,
fecero perdere il controllo verso le province limitrofe
che divennero facile preda di nuovi popoli provenienti
dal Nord-Europa. Dalle regioni danubiane, attraverso
agevoli valichi alpini e carsici, arrivarono i primi
invasori barbari guidati in successione da Alarico e
Attila.
Mentre il primo si limitò, a capo dei suoi Visigoti,
nel 401, solamente ad espugnare e saccheggiare la città
decretandone la fine politica e militare, Attila, a
capo degli Unni, attraverso una serie impressionante
di invasioni perpetuate a più riprese, rese Aquileia
ed il Friuli una distesa di rovine e disperazione.
Molti cittadini aquileiesi, comprese le personalità
ecclesiastiche, si rifugiarono sulle vicine isole di
Grado, ben sapendo che i barbari, timorosi e poco pratici
dellacqua, mai si sarebbero inoltrati lungo i
canali della laguna. Iniziò, quindi, un lungo
ed estenuante assedio intorno ad Aquileia. Il popolo
rimasto dimostrò una impressionante capacità
di difesa, respingendo per molti mesi i numerosi attacchi
dellesercito nemico. La città venne lasciata
completamente sola in preda alla rabbia violenta degli
assalitori.
Il popolo, che fino pochi anni prima aveva umilmente
svolto un grande ruolo di difesa e di obbedienza a Roma,
fu completamente abbandonato al suo triste destino.
Lassedio terminò nel peggiore dei modi.
Migliaia di persone vennero trucidate. Donne e bambini,
rimasti fedelmente e coraggiosamente al fianco dei rispettivi
capifamiglia, subirono violenze indescrivibili ed ogni
cosa rimasta fu data alle fiamme. Lira di Attila
fu superiore ad ogni aspettativa quando si rese conto
di aver speso ogni sua energia per conquistare i tesori
che, prudentemente, erano stati invece trasportati a
Grado. Aquileia, che fino a pochi anni prima veniva
descritta e decantata come esempio di grandezza e meraviglioso
punto di riferimento dellImpero romano, diventò
un cumulo di povere ceneri fumanti. Questo stato di
abbandono durò per molti secoli.
Le continue incursioni di popolazioni nordiche e di
eserciti nemici non garantivano una sicura ripresa economica.
Ogni volta che la città cercava di rinascere,
puntualmente nuovi invasori la occupavano obbligandola
a nuove leggi.
Ultimi a causare ulteriori danni furono gli Ungheri,
che a più riprese saccheggiarono e distrussero
tutto ciò che incontravano sul loro cammino rendendo
i territori della Bassa Friulana una grande distesa
incolta e spopolata.
Aquileia cristiana
In questi secoli attraverso le navi che quotidianamente
salpavano da e per i porti di Alessandria, Giordania,
Siria, la città assunse ruolo di crocevia per
le diverse correnti spirituali e qui giunsero anche
le prime pulsioni di quel nuovo movimento religioso
che, partito dalla Palestina si sarebbe, in seguito,
diffuso in tutto il mondo. Il Cristianesimo.
San Marco, nel I secolo fu uno dei primi Grandi Uomini
ad accorgersi della fede cristiana sviluppata in questi
luoghi e dopo avere speso ogni sua energia per evangelizzare
la città di Alessandria affidò ad Ermagora
la missione di divulgare il Verbo di Cristo ad Aquileia.
Con leditto di Milano conclusosi nel 313 il Cristianesimo
ottenne la piena libertà di esercitare il proprio
culto ed Aquileia diventa sede dellautorità
vescovile, o patriarcale, che in seguito avrebbe avuto
un ruolo decisivo nelle vicende storiche di questa regione.
Nel 381 fu indetto un importante Concilio. Presieduto
da Valeriano, vescovo in Aquileia, alla presenza di
trentadue alti prelati, tra i quali va ricordato Sant
Ambrogio vescovo di Milano, San Pilastro da Brescia,
San Siro vescovo di Pavia e San Giusto di Lione, si
cercò di sconfiggere definitivamente la corrente
religiosa ariana. Grazie alla posizione geografica che
colloca Aquileia al centro di intensi traffici commerciali
e culturali, la città fu chiamata a svolgere
unimportante ruolo di mediazione e divulgazione
tra le diverse culture spirituali che provenienti dalloriente
e da Alessandria in Egitto si intrecciavano con quelle
dellintera area dellEuropa settentrionale.
Sfruttando il delicato equilibrio tra la cultura latina,
slava, tedesca e orientale, il potere clericale aquileiese
assunse una posizione di grande autonomia da Roma e
Ravenna, aumentando in prestigio soprattutto dopo la
morte di Ambrogio, vescovo di Milano (397) per legarsi
sempre più alla città padana e diventando
così la seconda Chiesa dItalia, dopo Roma.
La nascita del Seminario o Cenacolo Aquileiese ebbe
lo scopo di raccogliere giovani capaci di recepire una
formazione scientifica e pratica a disposizione della
Chiesa per evangelizzare nuove terre, differenziandosi
da altre confraternite religiose la cui vita ascetica
e monastica le isolava dal mondo esterno.
Nel 568 re Alboino, a capo di un esercito e di un popolo
composto da circa 500.000 uomini e donne arrivò
nellItalia settentrionale occupandola e stabilì
qui la sua dimora per un lungo periodo. Questi nuovi
conquistatori dalle lunghe barbe o lunghe lance presto
vennero chiamati Lungabarbas e poi Longobardi.
Il Friuli fu quindi diviso in due grandi regioni ed
il patriarca Paolino, rifugiatosi a Grado, ottenne protezione
dai Bizantini che già controllavano lisola
mentre Aquileia riceveva il definitivo annullamento
politico e fisico. Rimase solo il potere ecclesiastico
al centro di una contesa teologica, chiamata dei
tre capitoli, deterioratasi con aspre lotte nonostante
lintervento di molti papi per calmare gli opposti
animi.
Il Patriarcato
Tra la fine del Ducato Longobardo e la nascita dellimpero
dei Franchi ad opera di Carlo Magno il punto di riferimento
politico di Aquileia in Friuli si sposta prima a Cormons
e poi a Cividale. Aquileia conserva solamente la sua
importante posizione ecclesiastica, accresciuta dallinvestitura
ufficiale a ruolo di Patriarcato, il primo
in tutta la storia della cristianità occidentale
romana.
Dopo lanno mille, Aquileia conosce una relativa
rinascita con il Patriarca Wolfgang, di origine bavarese
(1019-1042).
Da Papa Giovanni XIX fu riconosciuto come metropolita
di tutte le chiese dItalia. Protetto dallimperatore
Corrado estese la sua sovranità sui ducati dIstria,
Trieste, Friuli, Padova, Verona, Mantova e Como ottenendo
proficue rendite finanziarie. Sotto di lui Aquileia
sembrò ritornare agli antichi splendori; venne
ripristinato il porto, si costruirono nuove industrie,
ripresero i commerci, furono potenziate le mura a difesa
della città, vennero aperte vie e piazze ed eretti
nuovi edifici per il culto. Tra questi lalta torre
campanaria ed il magnifico tempio dedicato a Maria.
Da questo periodo in poi con limperatore Enrico
IV venne concessa alla città linvestitura
feudale, trasformando le terre di Aquileia in uno stato
vero e proprio, con diritto di battere moneta e la sede
politica trasferita a Cividale, mentre la giurisdizione
patriarcale si estendeva fino alla Drava e allUngheria.
Nel Medioevo Aquileia era il Patriarcato e la sede Metropolita
più grande dEuropa e comprendeva le diocesi
di Como, Mantova, Verona, Vicenza, Padova, Treviso,
Trento, Belluno, Feltre, Concordia, Trieste, Capodistria,
Pola, Lubiana. La sua importanza fu riconosciuta perfino
dallimperatore Corrado III se, al ritorno dalla
seconda crociata, volle sbarcarvi con le sue navi.
Principi della Chiesa, ma anche del Sacro Romano Impero,
i Patriarchi governarono uno Stato indipendente, dotato
di Parlamento autonomo dividendosi prima in Ghibellini
(1077 1251) e, successivamente, in Guelfi (1251
1318). I primi, imparentati ai potenti feudali
tedeschi, si mantennero fedeli allimperatore e
re dItalia fino al 1251 quando Federico II fu
scomunicato e deposto durante il concilio di Lione.
I secondi cercarono di mantenersi più legati
alle direttive della Chiesa romana. Con obiettività
storica occorre riconoscere che questi secoli furono
comunque improntati da una scarsa sensibilità
spirituale, in cui si succedettero un numero infinito
di Patriarchi, dediti più alla conquista di potere
politico e materiale (a parte qualche rara eccezione)
che al desiderio di offrire un servizio spirituale al
proprio popolo.
Aumentarono incredibilmente le tasse, vennero aperti
numerosi uffici doganali ed i contadini furono ridotti
ad uno stato di grande povertà.
Molto distaccati dagli affari romani, pagarono a caro
prezzo il rifiuto di collaborare con la Repubblica di
Venezia, la quale stroncò con ogni mezzo il commercio
via mare dai porti di Aquileia e Trieste.
Venezia nel 1420 occupò i territori facendo
decadere il potere temporale dei Patriarchi ai quali
rimase lunica responsabilità ecclesiastica.
Nel 1509 limpero asburgico si impadronì
della città, mantenendone la funzione di Patriarcato
fino al 1715, che poi soppresse definitivamente nel
1751 ad opera di papa Benedetto XV.
Con larrivo degli austriaci che esercitarono
il loro dominio fino al 1918, Aquileia recuperò
parte della sua importanza grazie allopera infaticabile
dellimperatrice Maria Teresa.
Vennero sradicate le erbacce, i canali furono bonificati,
fu prosciugata gran parte della palude riconvertita
allagricoltura, laria migliorò ed
il paese crebbe come numero di abitanti. Grazie anche
alla presenza della vicina città di Grado, tutta
la zona conquistò un ruolo fondamentale nello
sviluppo turistico per le popolazioni appartenenti allarea
mitteleuropea.
Aquileia oggi
Centro di cultura e spiritualità di maggior
interesse dellItalia settentrionale, Aquileia
offre allospite itinerari interessanti per lo
studio dellarcheologia e la storia dellarte
attraverso le numerose opere visibili a cielo aperto
o custodite nei musei e nei luoghi di culto. Una prima
parte della città testimonia gli antichi splendori
vissuti nelletà romana, la seconda limportante
ruolo avuto nella storia della cristianità. Grazie
al suo porto fluviale, il più importante nelle
terre occidentali, ed alla fitta rete di strade che
si estendevano verso la pianura padana, la Francia e
loriente, questo centro divenne incrocio di popoli
e di culture assai diverse tra loro. Oggi è possibile
ammirare la struttura del porto passeggiando lungo la
via Sacra, suggestivo e solenne viale, costeggiato da
cipressi che profumano intensamente laria. Immersi
in un rispettoso silenzio, a testimonianza di tante
giovani vite morte nelle guerre, riposano in fondo al
viale le salme di dieci soldati senza nome raccolti
su tutti i campi di battaglia. Una di esse, nel novembre
del 1921, fu scelta per volere di una madre a rappresentare
il Milite Ignoto sullAltare della Patria, a Roma.
Lungo la strada che attraversa il paese si possono
ammirare le sagome delle colonne del Foro dai magnifici
capitelli corinzi, luogo simbolo della vita civile e
religiosa della città in epoca romana.
In prossimità del centro cittadino si trova
la Chiesa di S. Antonio, un edificio in stile barocco
costruito tra il 1600 e il 1700. Oltre allelegante
e slanciata facciata allinterno si possono ammirare
piacevoli affreschi, opera del pittore francese Ludovico
Dorigny. Poco distante dalla chiesa cè
il Museo Archeologico Nazionale. Inaugurato nel 1883,
inizialmente era la residenza dei Conti Cassis-Faraone
e raccoglie una ricchissima serie di reperti a testimonianza
dellantica grandezza della città romana.
Si
possono ammirare statue in marmo di eccezionale importanza
artistica, opera di una probabile scuola locale, con
volti di persone dai caratteri marcatamente realistici
come la celebre testa di vecchio dalle orecchie a sventola,
la statua di Navarca e quella di Augusto. Sempre in
pietra sono conservati frammenti di architettura e sculture
di varie dimensioni con iscrizioni che ricordano gli
uomini e le attività da loro svolte; tra queste
la famosa lapide con liscrizione della fondazione
della città e la raffigurazione tradizionale
dellaratro che traccia il solco del suo perimetro.
Nelle diverse sale dei piani superiori sono conservate
le importanti raccolte di oggetti in oro e argento,
terrecotte, gemme e pietre dure incise, cammei, ambre,
la cui lavorazione era nota in tutto limpero.
Rispettando le importanti fedi che ad Aquileia si sono
succedute durante la sua lunga storia, il Museo ha predisposto
alcune sale dedicate ai Culti Religiosi, quali, ad esempio,
quello cristiano, ellenico e nord-africano con lesposizione,
in apposite bacheche, di oggetti rappresentativi. Nel
mezzo della grande sala fa bella mostra il magnifico
Lampadario in bronzo rinvenuto in una casa romana di
Piazza Capitolo.
In unaltra Sala troviamo una ricca collezione
di Monete molte delle quali coniate presso le zecche
locali, a testimonianza dellimportante ruolo che
Aquileia ebbe sia durante lImpero Romano sia in
quello Patriarcale. Di pregevole fattura sono i vetri
romani, quali boccette o vasi di tutte le dimensioni
e dai colori brillanti unici nel loro genere in tutto
il mondo.
Qui,
infatti, larte del vetro soffiato era molto fiorente.
Fu largamente esportata dal primo secolo d.C. e la tecnica
nei secoli successivi venne ripresa e riprodotta nella
vicina Venezia. Ricca è la collezione di oggetti
ornamentali, usati soprattutto dalle donne dellepoca.
In bella mostra sono esposti vasetti, monili, un bellissimo
velo tempestato con piccole mosche doro, e poi
uninfinita serie di anelli e oggetti per la cura
e bellezza del corpo. Interessantissimo, poco distante,
sorge il lapidario con statue e bei mosaici pavimentali
tra cui spicca il ratto dEuropa del primo secolo
a.C. Nella Sala dellimbarcazione romana è
conservata la parte inferiore di una nave rinvenuta
poco distante da Aquileia, presso le foci del fiume
Timavo. Si può ammirare, inoltre, il bel mosaico
in stile ellenico, con la raffigurazione perfetta di
una gran moltitudine di pesci.
Di rilevante interesse storico è il Museo
Paleocristiano, situato in località Monastero.
Nei tre piani delledificio sono esposti straordinari
reperti cristiani risalenti al periodo compreso tra
il IV e IX secolo. Ledificio stesso è stato
costruito su una basilica paleocristiana edificata nei
primi anni del V secolo sulla sponda sinistra del fiume
Natissa.
Numerose sono le iscrizioni votive di benefattori impresse
nei mosaici i cui nomi di origine latina, greca, ebraica
e mediorentale ci fanno comprendere come questa struttura
fosse utilizzata da persone di varie culture e nazionalità.
Si presume, infatti, che questo luogo di culto fosse
frequentato dai numerosi viandanti che giungevano ad
Aquileia attraverso il suo porto e qui sostavano desiderosi
di raccogliersi in preghiera.
Al primo piano si può ammirare il bellissimo
pavimento in mosaico appartenente allabside della
Basilica rinvenuta in località Beligna: e poi
ancora sculture, frammenti di arredi liturgici, iscrizioni
funerarie e la rappresentativa scena, scolpita su pietra,
dellabbraccio tra lapostolo Pietro e Paolo.
Un
capitolo a parte lo merita la grande Basilica.
Questo edificio rappresenta, senza dubbio, il simbolo
più evidente della cristianità che si
presenta agli occhi dei fedeli.
La sua storia, complessa e ricca di continui mutamenti,
nasce quando nel 308 il vescovo Teodoro utilizzò
i resti di una nobile casa romana o, con più
probabilità adattò alcuni edifici del
porto utilizzandoli ad aule dedicate al culto cristiano.
La scelta del luogo non è casuale. Eretta sulle
sponde del fiume Natissa testimonia il culto dellincrocio
dello Spirito, della preghiera verso Dio (senso verticale),
e lacqua (senso orizzontale), simbolo dellumanità
che cresce e prospera su questa Terra. Su quella rimasta,
chiamata Basilica meridionale, vennero apportati grandi
restauri.
Furono sopraelevati tutti i muri e costruiti i bracci
laterali che diedero, allintera costruzione, una
struttura a croce latina, con labside rivolto
ad oriente e la facciata ad occidente. Venne ampliata
la cripta alzando notevolmente il presbiterio per offrire
unimmagine più significativa e degna della
sua funzione alla sala altare. Accanto la chiesa e con
i resti dellanfiteatro romano, venne eretta la
possente torre campanaria alta 72 metri. Il 13 luglio
1031 il patriarca Poppone con una solenne cerimonia
volle consacrare la grande struttura alla Beata Vergine.
Nel 1348 un tremendo terremoto causò molti danni
alla città ed anche la chiesa venne fortemente
lesionata. Fu quindi ricostruita con geometriche forme
gotiche che si evidenziano, soprattutto, nelle importanti
strutture delle parti alte.
La semplice facciata a doppio spiovente nasconde, una
volta varcato il portone, la grandiosità del
suo interno a tre navate.
Il
severo slancio delle sue pareti e le robuste colonne
creano un netto contrasto con lesplosione di colori
e immagini del pavimento in mosaico, a tuttoggi
considerato tra i più belli e vasti doccidente.Il
fedele viene subito coinvolto in una commossa preghiera,
senza la retorica presunzione di offrire a Dio unopera
che ne rappresenti la Sua Forza, che esalti il credo
di incrollabile fede e testimoni le gioie della vita
che Dio concede alluomo. Non cè tristezza,
abbandono, retorico pentimento in tutto ciò che
si vede, ma semplice gioia di fede, speranza, fiducia
nella clemenza divina.
Lignoto artista si è quasi divertito a
comporre con migliaia di tasselli colorati animali,
fiori, figure rivolte al significato del dono,
come nellantica cristianità erano vissute
le cerimonie di ringraziamento a Dio o la bellissima
immagine del Buon Pastore.
Avvicinandosi allaltare ci si immerge
nello splendido mare ricco di vita e armonia e lepisodio
biblico di Giona offre al fedele la possibilità
della salvezza dimostrando a Dio lealtà e vero
pentimento. Un particolare, inoltre, che rende unica
nel suo genere questa Basilica, è rappresentato
dallincrocio della simbologia dellacqua
(i mosaici con il ciclo di Giona) e quella verticale
del fuoco, facilmente ammirabile nel catino absidale.Tipico
degli edifici di culto orientali, questo semplice accorgimento
aumenta il prestigio e la forza spirituale del luogo.
I colori stessi, utilizzati per rappresentare le due
scene, sembrano aiutare il fedele a riconoscere, da
subito, questa importante caratteristica.
Oggi la Basilica può vantare un nuovo organo
davvero imponente, costituito da ben duemila canne,
alcune delle quali alte sette metri.
Il
catino absidale, splendidamente affrescato con le figure
della Vergine Maria con il Figlio e circondata dai santi
aquileiesi, è un severo richiamo al rispetto
delle direttive della Chiesa.
Come duso, infatti, a quei tempi, si può
osservare leffige del patriarca Poppone, ritratto
tra i santi Ilario e Taziano, mentre presenta o dona
alla Madonna il modello della Basilica. Alla destra
della Vergine, tra i Santi Ermacora e Fortunato, cè
limperatore Corrado II. Poco distante si possono
ammirare splendidi capolavori rinascimentali opera di
Bernardino da Bissone quali laltare del Sacramento
e la Tribuna (1491), mentre laltare maggiore è
opera di Sebastiano e Antonio da Osteno (1498). Nella
cappella di San Pietro è collocato lo splendido
polittico opera di Pellegrino da San Daniele (1503)
e rappresenta i Santi Pietro e Paolo al centro, Ermacora,
Fortunato, Teodoro e Girolamo ai lati, e nelle predelle
larrivo di S. Marco ad Aquileia e la sua predicazione.
Attraverso il sollevamento con una carrucola della Pala
centrale si può ammirare, in una nicchia ricavata
al suo interno, la magnifica Madonna del Latte
del XIV Secolo in pietra dIstria. Sotto la grande
Sala del Presbiterio si trova la Cripta degli affreschi,
a cui si accede scendendo una piccola rampa di gradini
in marmo. Costruita dal patriarca Massenzio nei primi
anni del IX secolo racchiude il più importante
ciclo di pittura murale di epoca romanica di tutta lItalia
settentrionale con un ciclo di affreschi dedicati alla
Crocifissione, deposizione dalla Croce, deposizione
nel Sepolcro e la Dormitio Virginis. Altre
si riferiscono alla predicazione di S. Marco, allapostolato
del vescovo Ermacora e alla vita di S. Fortunato e del
loro martirio. Di enorme interesse sono i mosaici conservati
nella cripta degli Scavi, appartenenti ai resti di unantica
basilica paleocristiana utilizzata come luogo di culto
prima dellEditto di Costantino. Percorrendo una
apposita passerella in cristallo trasparente che circonda
lintera base del campanile poponiano si può
ammirare la famosa scena della Tartaruga ed il Gallo
(simbolo dellincrocio tra oriente ed occidente)
e altri animali dalle forme e colori brillanti. Poco
prima di entrare nella cripta, al visitatore non può
sfuggire la sagoma del Santo Sepolcro risalente agli
inizi dellXI secolo. Si tratta di una costruzione
in marmo bianco che riproduce la più famosa Chiesa
di Anastasis a Gerusalemme. Di fronte la facciata principale
della Basilica si trova il Battistero collegato alla
Chiesa dei Pagani.
Il Battistero di Aquileia, dedicato a Giovanni
Battista, si presume fosse stata anche labitazione
di Sant Ermacora. Esso era diviso in due parti
distinte. La prima, a struttura ottagonale, era munita
di piscina a gradini circondata da sei colonne e probabilmente
era sormontata da una copertura a cupola; il secondo
edificio comprendeva la chiesa dei pagani.
Limportanza storica di questi edifici ci permette
di comprendere come la fede fosse vissuta con grande
intensità contribuendo ad arricchire il cammino
spirituale della comunità di fedeli aquileiesi.
Aquileia, nel corso di 2000 anni della propria storia,
ha saputo sempre conservare intatto il ruolo di città
aperta mantenendo gli importanti impegni assunti fin
dalla sua fondazione.
Nonostante due tremendi terremoti e le innumerevoli
distruzioni compiute dalluomo, questa città
ha dovuto sempre riemergere dalle proprie rovine e riaffermare
la propria missione. In questo terzo millennio Aquileia
diventa la Grande Porta per tutti coloro
che vogliono ritornare, da protagonisti, a ricalcare
i passi dei loro padri.
Il 4 dicembre 1998, presso la sede UNESCO di Kyoto,
in Giappone, la grande Area archeologica e la Basilica
di Aquileia venivano iscritti nella lista dei beni culturali
e storici del Mondo con le seguenti motivazioni:
- Aquileia è stata tra le più importanti
e ricche città di tutto lImpero romano.
- In gran parte ancora intatta e poco esplorata, Aquileia
conserva lesempio completo di città dellantico
Impero romano nella grande area del Mediterraneo.
- Il simbolo della Basilica patriarcale ha avuto un
ruolo decisivo nello sviluppo del cristianesimo in Europa
centrale al debutto di una nuova epoca.
(Rapporto della 22a Sessione del Comitato)
I Mosaici Aquileiesi
Nei mosaici aquileiesi sono numerosi i simboli provenienti
da oriente e si possono trovare sia in abitazioni civili
che in edifici religiosi.
I romani erano molto attratti da tutte le raffigurazioni
che provenivano da lontano e utilizzarono laspetto
estetico per ornare i pavimenti delle loro case. I cristiani
di quel tempo, per non essere perseguitati, approfittarono
di questa opportunità e sfruttarono larte
del mosaico per divulgare, attraverso semplici disegni,
veri messaggi di fede.
I simboli che più di frequente appaiono nei
mosaici sono la Swastika ed il Nodo di Salomone. La
prima è originaria dalla grande regione della
Cina e del Nepal.
Essa rappresenta le quattro Forze della Creazione (Tempo,
Spazio, Fuoco, Acqua Fuoco, Acqua, Cielo, Terra)
che girando in senso antiorario sviluppano la grande
energia presente nelluniverso; nel senso contrario,
invece, ne raccolgono lessenza.Nei mosaici aquileiesi
sono presenti ambedue le direttrici rendendo unica la
simbologia di queste forme.
Nel
mezzo della Swastika troviamo, spesse volte, il Nodo
di Salomone. Esso è la prosecuzione grafica della
Stella di Davide e rappresenta il sigillo che porta
impresso il vero nome di Dio.
In oriente simboleggiava lincrocio tra le due
forze primarie, quella del Fuoco (con le tessere di
colore rosso) e dellAcqua (con tessere di colore
azzurro); rappresenta, inoltre, il patto, il giuramento,
lunione che non può essere sciolta tra
Dio e lUomo, quale Suo rappresentante sulla terra.
Le sfumature presenti nella figura simboleggiano i livelli
presenti nelluniverso: fisico (mondo materiale),
mentale (mondo astrale) e spirituale. Il Nodo di Salomone
viene ancora oggi disegnato per allontanare la presenza
di forze del male.
Ma Aquileia conserva, nei suoi mosaici, anche figure
e simbologie che appartengono a tradizioni occidentali;
tra queste senza dubbio limmagine del Buon Pastore
(case romane; aula nord della Basilica), presente anche
a Roma nelle catacombe di Priscilla ed a Ravenna.
In questo filone prettamente cristiano si inserisce
la Storia di Giona ammirabile allinterno della
Basilica. Oltre ad essere tra i più bei mosaici
in Aquileia, il significato in esso contenuto ci fa
capire quanto fosse esaltante la fede cristiana in questa
città.
Attraverso la simbologia orientale del dragone o pesce
feroce è nascosta luniversalità
di questo messaggio, indicazione di Dio non solo per
i cristiani, ma per lintera umanità. Il
mare ricco di pesci e di animali dalle forme e movimenti
vari, rappresenta uno spettacolo di grande libertà,
dove lintero creato è chiamato a goderne,
nel rispetto delle Leggi e della comune e altrui convivenza.
Una religiosità più pagana la si evidenzia,
invece, nei volti che rappresentano le quattro Stagioni
(case romane). Oltre che ad Aquileia, troviamo queste
immagini anche a Ravenna, Tunisi (Cartagine) e Piazza
Armerina, in Sicilia.
Lo stretto rapporto con gli elementi della natura era,
per i popoli antichi, una forma religiosa di rispetto
e timore verso tutto ciò che contribuiva al sostentamento
della vita.
In questo contesto molto bene si collocano i mosaici
che rappresentano i Doni (Basilica), espressione massima
di ringraziamento a Dio per quanto concede alluomo
attraverso il suo lavoro. Ma limmagine che più
di ogni altra appartiene alla tradizione culturale di
Aquileia è quella del Gallo e della Tartaruga
(Cripta della Basilica).
Molti
studiosi hanno da sempre descritto questo episodio come
la lotta tra il Bene (il Gallo) e il Male (la Tartaruga).
In verità, se questa interpretazione può
essere affascinante per molti aspetti, occorre capire
quali significati venivano attribuiti ai due animali,
espressione figurata di modi diversi di interpretare
la vita e lesistenza delluomo. Il Gallo
rappresenta il mondo occidentale dove il tempo scorre
in fretta, un mondo dinamico, ma al contempo assai vulnerabile,
irascibile. La Tartaruga, invece, rappresenta
loriente, in cui il tempo è lelemento
fondamentale per lo sviluppo della saggezza dei popoli;
un mondo che corre più lentamente e che si fa
carico di grandi fermenti filosofici e spirituali.In
tutte le grandi civiltà (Cina, India, America
centrale) la tartaruga è lespressione di
colei, che sulle proprie spalle, porta il peso dellumanità
intera. Il dialogo, figurato, di questi due animali
simboleggia il desiderio di unire i due mondi nel mezzo
dei quali si è trovata Aquileia e in virtù
di un loro incontro offrire la salvezza e la ricchezza
a tutta lumanità, ben rappresentata dal
sacchetto di monete o dalla coppa poste sopra la colonna.
Dobbiamo ricordare, infatti, che Aquileia non era chiamata
ad assistere a lotte o lacerazioni, ma aveva limportante
compito di unire legami culturali assai diversi tra
loro. A far da contorno a questi scenari troviamo infinite
figure ricche, anchesse, di importanti messaggi.
Ad esempio la pesca (Basilica) che rappresenta la capacità
della Chiesa nel raccogliere e radunare gli uomini divisi
tra loro; la gru e il serpente il desiderio di giustizia
e il diritto di far emergere il bene dal male. La gru,
il cui simbolo è assai frequente nelle regioni
dellestremo oriente e la sua alzata in volo rappresenta
un segno di speranza, è un inno di gioia al sorgere
del nuovo sole e manifesta il desiderio di immortalità
attraverso la resurrezione. Anche il pavone, animale
più frequente delle nostre terre, testimonia
limmortalità indicando il vero cammino
che deve compiere luomo.Nel suo classico atteggiamento
a ruota, molti occhi appaiono tra le piume per scrutare
quel mondo che gli umani, ormai, non riescono o non
sono più in grado di vedere.
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